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Quanto costa un figlio?

Tra le molte deformazioni che la società contemporanea ha imposto al nostro stile di vita c’è anche la concezione del rapporto che esiste tra genitori e figli, che si esprime anche nei più piccoli aspetti della vita quotidiana. Al giorno d’oggi, quando si pensa ad un figlio, specie in età infantile, lo si considera soprattutto come una “spesa”: il suo costo è, in effetti, davvero esorbitante.

Secondo il rapporto stilato nel 2017 da Federconsumatori, dal significativo titolo “Caro Bimbo”, pare che durante il primo anno di vita di un bambino si spendano cifre che oscillano tra i 7 mila e i 15 mila euro; l’importo complessivo che una famiglia deve sborsare per un ragazzo fino al raggiungimento dei suoi 18 anni di età ammonterebbe a 171 mila euro. Si capisce facilmente però come questi importi derivino da un malinteso senso della genitorialità. In un mondo dominato dal consumismo e dagli oggetti, che spesso non hanno una funzione reale ma sono per lo più dei meri status symbol, un genitore, per sentirsi “buon genitore”, si sente in obbligo di dare al suo bambino una gran quantità di cose di cui in effetti il pargolo non ha davvero bisogno. Tanto per fare un esempio, basti pensare ad una festa di compleanno. Quando il piccolo compie quattro, o cinque anni, si organizzano delle feste faraoniche. Si prende in affitto una sala apposita, si chiamano degli animatori per far divertire gli invitati. Si spendono cifre astronomiche per il servizio di catering, per una torta sofisticata e per degli addobbi che andranno subito dopo buttati. Allo stesso modo tutto quello che viene usato per la festicciola è rigorosamente usa e getta, dai piatti ai bicchieri ai tovaglioli fino alle tovagliette di carta. La conclusione della festa è una montagna di regali che il bambino scarta in modo svogliato e di cui si stancherà dopo averci giocato un paio di volte. Insomma, una festa di compleanno diventa un inno al consumismo, che non solo è condannabile dal punto di vista morale e della sostenibilità economica (nonché ambientale, considerando i rifiuti che produce). Soprattutto una festa di questo genere non dà al bambino quello di cui ha davvero bisogno. Abituati come siamo a misurare tutto secondo i preconcetti e i canoni che ormai abbiamo inculcati nel nostro stile di vita, finiamo per proiettare noi stessi e le nostre esigenze sui nostri figli. Ci convinciamo che ciò di cui hanno bisogno è quello che hanno tutti gli altri, ma ai bambini per divertirsi serve molto meno. Basterebbe, ad esempio, organizzare per il loro compleanno un semplice incontro con gli amichetti all’aria aperta, con un tavolinetto imbandito coi dolciumi preparati dalla mamma e apparecchiato con una tovaglia di stoffa. I bambini non hanno bisogno di animatori, perché sanno benissimo come inventare i loro giochi da soli. Bastano una corda, qualche pezzetto di legno, un luogo aperto e sicuro per correre. Quando sono stanchi, sono sufficienti un foglio di carta e dei pastelli per colorare. A volte i genitori trascorrono ore e ore a lavorare per guadagnare abbastanza per comprare tante cose ai figli, per far loro frequentare innumerevoli corsi di nuoto, danza o karate. In questo modo però privano i loro bambini dell’unica cosa che può aiutarli a crescere sani, forti e sicuri di loro stessi, ovvero l’amore e la vicinanza dei propri genitori. Trovare più tempo per i propri figli, questa è l’unica cosa che il denaro non può comprare e l’unica davvero necessaria.